Malvagna

Malvagna

Comune montano di probabile origine preistorica, ricco di sorgive e fitti boschi, il cui abitato sorge su uno sperone nei pressi di una fiumara.

Il borgo si espanse a causa della malaria che minacciava gli abitanti del confinante feudo di Mojo e che trovarono conveniente salire sulla costa della collina vicina. L’aria salutare, il clima mite e il territorio fertile convinsero molti vassalli della zona circostante a trasferirsi in questo borgo. Nel 1627 fu elevato a principato da Filippo IV in favore di Giovanni Lancia. Rimase alla famiglia Lancia per oltre un secolo, fin quando, per successione ereditaria, arrivò nelle mani di Salvatore Migliaccio. I Lanza e i Migliaccio presero il titolo di Principi di Malvagna nel 1862.
Durante il fascismo fu unito a Mojo Alcantara nel comune di Lanza, ma dopo la caduta dello stesso, tornò ad essere un comune a sé, riassumendo il nome originale di Malvagna.
Simbolo di Malvagna è il leone rampante in giallo, su campo rosso.
Malvagna si affaccia sulla valle dell’Alcantara, di fronte all’Etna, che si può ammirare in tutta la sua imponente bellezza e al monte Mojo, anch’esso vulcano ma non più attivo.

Tra le testimonianze storiche si segnalano: la chiesa di San Giuseppe con l’omonimo monastero; la Buba di San Salvatore; la piccola chiesa di San Marco; il sito archeologico delle grotte preistoriche.

Grazie alla fertilità del terreno, il settore primario è presente con la coltivazione di cereali, frumento, ortaggi, foraggi, viti, oliveti, agrumeti e frutteti nonché con l’allevamento del bestiame. Sono presenti caseifici e mulini. Di particolare interesse è il settore artigiano specializzato nel ricamo e nel ferro battuto.

Non si svolgono particolari manifestazioni folcloristiche ad esclusione dei riti del Natale e della festa della Patrona, Sant’Anna, che si celebra il 26 luglio.