La presenza in Sicilia del suino nero risale all’antichità ed è accertata nel periodo greco e cartaginese (VII-VI secolo A.C.).
Già due secoli prima della nascita di Cristo la produzione suinicola siciliana era conosciuta anche a Roma.

Questo tipo di allevamento tradizionale, lo troviamo per tutto il Medio Evo ed è arrivato fino all’epoca attuale con presenze sparse in tutta la Sicilia e specialmente sui monti Nebrodi e sulle Madonie.

Numerosi suini di razza casertana vennero importati in Sicilia ed utilizzati per vari incroci con soggetti locali, data l’affinità di sangue che si riteneva ci fosse fra i due tipi accoppiati.

Il censimento del 1918 registrava in Sicilia la presenza 91.295 suini, ma la scomparsa graduale dei boschi, che anticamente copriva buona parte delle montagne siciliane, attualmente brulle, rocciose e spesso ricche di incolti produttivi, ha influito notevolmente sull’allevamento dei suini pascolanti, i quali si sono ritirati man mano al centro dell’isola, laddove ancora qualche bosco di quercia, di cerro o di faggio può fornire disponibilità alimentari.

Per quanto riguarda la destinazione, vediamo come la carne di suino è stata da sempre utilizzata in Sicilia, sia fresca che trasformata; infatti il capitolo VIII del Chicoli (1870) si intitola appunto “Vario modo di utilizzare gli avanzi cadaverici del porco” e veniva sottolineato che in Sicilia, come negli altri paesi meridionali, dato il clima caldo, la macellazione cominciava ad ottobre per finire ad aprile.

Con le sue origini antichissime possiamo affermare che il salame nero dei Nebrodi è una delle migliori eccellenze siciliane!